Review app: ho provato Audible di Amazon

audibleLeggere o non leggere, è sempre questione di tempo a disposizione, di voglia, di momenti e spazi adatti alla concentrazione. Per facilitare chi ama-leggere-ma, Amazon ha introdotto l’app Audible.

Vale la spesa di 9.99 € mensili (dopo il primo mese di prova gratuito)? È davvero piacevole come promesso nei vari spot visti in tv?

Ecco la mia recensione 😉

Pro

  • Agile e maneggevole: si risparmia spazio rispetto al cartaceo ed è sempre con noi perché l’app si scarica su smartphone.
  • Conveniente per il portafogli: con soli 10 € (ah, il caro vecchio prezzo psicologico ,99 che non passa mai di moda…) avrete accesso a una grande quantità di libri, che in altro formato sarebbero più costosi. Tenendo una media di 2 libri letti al mese potete rientrare dell'”investimento”.

Contro

  • Dispersivo: se, come me, avete scelto di leggere non solo narrativa ma anche saggi densi quali “Il facilitatore” di Sergio Rizzo, vi ritroverete a dovervi concentrare ancor più che con il cartaceo per evitare di perdere il filo. A quel punto, viene meno la possibilità di fare altro mentre ascoltiamo l’audiolibro.
  • Leggere senza leggere: dalla carta al digitale, dal digitale al… non leggere? Nel passaggio da parole scritte a parole ascoltate i puristi potrebbero (a ragione) sentirsi smarriti.

Come sta andando la vostra esperienza con Audible? Avete consigli da condividere? Raccontatevi qui nei commenti o su Facebook.

Di poche parole.

Dicono che chi non sa insegna, mentre chi sa fa. Non ho risposte precise a chi mi chiede (giustamente) il motivo della lunga assenza da questo blog, salvo una: ho fatto molto.

È stato strano non ritrovare come al solito lì, ad attendere, l’istinto di verbalizzare quel che mi succedeva. Proprio io, la ragazzina con la Moleskine. Quella che legge persino mentre cammina, e già che c’è ci scrive anche due tre appunti. Si è mai troppo felici o completi per avere qualcosa di davvero interessante da documentare?

Certo, è rimasta tutta una questione di parole. Ho pensato, poi ho riflettuto, poi ho cancellato questi verbi e li ho sostituiti con l’azione. Ho fatto nuove esperienze, in Giappone e a Cuba, scoprendo nuovi significati per estetica e crisi. Mentre in Oriente trovavo il mio hygge, in Occidente c’era un nuovo lavoro ad attendermi.

E poi lei: sono diventata mamma, ed è venuto fuori che connessione è molto più della sua accezione digitale. Guardo Torino con occhi nuovi e mi faccio domande che pochi mesi fa non avrei potuto immaginare. Il bagno di quel locale avrà il fasciatoio? Quel piccolo bar sarà confortevole per i milk stop? 😉

Dicono che chi sa, fa. Spero, nei prossimi mesi, di continuare a fare molto per me stessa e per la mia piccola famiglia. Saluto il 2016 che mi ha dato tanto e chiedo al 2017 di portarmi altre nuove entusiasmanti parole, da condividere con voi.

Buoni propositi: 9 libri che vale la pena leggere nel 2016

La domanda Quanti libri hai letto quest’anno? è un po’ come Cosa farai a Capodanno? chiesto il 2 di Settembre: sgradita al limite del chissenefrega.
Comunque, se siete indecisi per il 2016, ecco qualche personalissimo consiglio: siete liberi di integrare o cassare, fatemi sapere quali libri vi sono piaciuti 😉

Narrativa

Vita di Pi di Yann Martel – C’è questo libro indiano ma così indiano che ti accoglie in un mondo fatto di mille colori e profumi, poi ti scaraventa in un concetto di religione (e di pensiero e di vita)  illuminante e alla fine ti trascina in alto mare, nel dolore più profondo che diventa lotta per la sopravvivenza. Bellissimo.

Viaggi

My Little China Girl di Giuseppe Culicchia – Non è troppo lungo e per di più risulta godibilissimo, grazie alla scelta dell’autore di mescolare registri differenti, stili, scene divertenti. Consigliato soprattutto se per voi la Cina fa solo rima con Made in.

Autostop con Buddha di Will Ferguson – Lo leggi e riesci a immaginarti senza neanche uno sforzo quest’occidentale grande e grosso che vaga in autostop per il Giappone, preda di tragicomiche disavventure. Molto bello, uno dei miei preferiti del 2015.

Giallo

A che ora muori? di Simone Carabba – C’è Genova, che non è la mia città preferita e c’è il giallo, che non è il mio genere preferito: nonostante questo il libro mi ha coinvolta. Per questo, consigliato.

Attualità

È questo l’islam che fa paura di Tahar Ben Jelloun – Un libro utilissimo e illuminante, per capire, ad esempio, come mai la Francia laica e multiculturale abbia subito due attentati e sia tutt’ora a rischio. Arricchito di argomenti completi, orizzonte internazionale e onestà.

Tecnologia

Cypherpunks di Julian Assange, Jacob Appelbaum, Andy Müller-Maguhn, Jérémie Zimmermann – Quattro personalità di spicco del mondo tech e hacker si sono ritrovati a discutere di Internet, sorveglianza di massa, libertà e valori della Rete.

Nei mesi scorsi ho recensito nel dettaglio anche Educazione Siberiana di Nicolai Lilin e Cuba Libre di Yoani Sanchéz: potete leggere i rispettivi post qui e qui. Chi invece si occupa di scrittura, arte e creatività può leggere questo post qui.

Review libri: “Ruba come un artista” di Austin Kleon (Vallardi)

Ruba come un artista kleon vallardi recensioni torinoLo riconosci subito, se hai un po’ di esperienza nel settore, un libro markettaro.
Ha frasi corte e incisive che sembrano slogan, tanti aforismi facilmente memorizzabili e fa uso intelligente della grafica così come delle immagini, divertenti ed eloquenti.
Ecco: “Ruba come un artista” è un libro markettaro.

Ma non fraintendetemi, un libro markettaro non è necessariamente brutto o furbetto nel senso dispregiativo del termine. In questo caso, ad esempio, la lettura è scorrevole e ricca di ispirazioni utili.Ruba come un artista kleon marketing torino recensione
Le esperienze riportate sono chiare e vissute in prima persona: se a questo si aggiunge che l’autore è una personalità di spicco nel mondo della creatività si avrà tra le mani un libro interessante, da consultare in caso di sindrome da pagina bianca.

Da twittare

Fase uno: meravigliati di fronte a qualcosa. Fase due: invita gli altri a meravigliarsi insieme a te.

Probabilmente, quello che stai facendo quando rinvii è il lavoro che dovresti fare per il resto della tua vita.

Il computer tira fuori in tutti la pignoleria del perfezionista: si cominciano a correggere le idee prima ancora di averle.

Recensione colouring books (libri da colorare per adulti): cosa sono e a cosa servono.

colouring books mandalaSe vi dico che va di moda colorare quale potrebbe essere la vostra risposta?

Prima di pronunciare un cinico tu pensa, hanno inventato l’acqua calda, sappiate che non sono impazzita e che, anzi, da diversi mesi online se ne parla molto: secondo questo trend, da adulti colorare disegni chiamati mandala aiuta a rilassare, limita lo stress, scatena la creatività, incanala con gentilezza la concentrazione.
A prima vista sembra una cavolata, l’ennesima idea da markettaro per vendere libri da bambini agli adulti (facendoli pagare il triplo). Per questo, nel dubbio, ho sperimentato e adesso ve ne parlo.

Se date un’occhiata su Amazon vi renderete conto che i coloring books – altrimenti detti albun da colorare dalla mia nonna Giulia che me li comprava in edicola quando avevo 5 anni – hanno un costo, e non parliamo di un paio di euro. Quindi, scarico qualche mandala da vari siti e mentre lancio la stampa mi dedico alla ricerca sul loro significato.
Pare che questi disegni non vengano proposti a caso nei coloring books: tutti di forma circolare, hanno all’interno elementi legati alla natura e disposti a raggio. Potevano farci colorare Topolino – direte voi – non sarebbe stata la stessa cosa? Pare di no. Il mandala ha un senso preciso, che risale a tempi antichissimi: secondo i buddhisti raffigura il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro, mentre in India è una danza.

E adesso eccoci qui, dopo una giornata di lavoro. Sono le 18 e io coloro. Verde.
Alle 18.15 ho colorato un foglio e ricordo perfettamente quello che ho mangiato a pranzo, il che se vogliamo è un risultato positivo. Viola.
Alle 18.30 sono al secondo disegno e mi sono dimenticata perché sto colorando. Purtroppo, però, mi sono ricordata benissimo delle 47 cose che avrei dovuto fare oggi e non ho fatto, va beh. Non importa, passiamo al terzo disegno.
C’è una tempistica per colorare, come nelle lezioni di yoga in palestra? Quanti disegni devo finire? Non lo so. Andiamo avanti: rosso.
Ore 18.50, ho capito: l’arousal!

Con questo termine si intende una condizione di basso livello di vigilanza della mente, che regala uno stato di attenzione diffusa. Secondo numerosi studi questa condizione è la migliore per concentrarsi, stimolare l’insorgenza di idee, insomma creare.
Quindi è questo il punto: colorando, la mente entra il stato di arousal, viene lasciata vagare ma mantenuta vigile e concentrata grazie ai limiti imposti (margini da rispettare e colori da scegliere). Ed ecco che si entra in contatto con elementi legati al ricordo di breve termine e poi di medio e lungo, insomma depositi della memoria che non spolveravamo da un po’. Sono questi a favorire la creatività, insieme alla ripetitività del gesto stesso, che aiuta a concentrarsi.

Colorare uguale spolverare i ricordi, sì forse è questa la risposta.

P.S. Vi metto su Instagram il risultato finito del disegno di cui sopra 😉