Il giorno perfetto: favola urbana felice

happy blogger copywriter social media torinoSe sto parlando del mio matrimonio? No, non proprio.

Il giorno che definisco perfetto, almeno per ora considerando che non sono sposata, è quel giorno magico nel quale tutto va come avresti desiderato nei sogni migliori.
Quelli vividi e colorati, nei quali ti svegli e il caffè è già pronto e il latte caldo e il pc acceso e su Facebook il tuo lavoro procede bene e ti arriva una email da un cliente soddisfatto e poi a pranzo mangi qualcosa di squisito e poi hai il pomeriggio libero e poi la sera il tuo fidanzato torna a casa dal lavoro con dei fiori.

Ma questa volta c’è di più.

La giornata che vi racconto oltre ad avere molte delle caratteristiche che vi dicevo sopra è stata perfetta nei piccoli dettagli. Scaglie di luce positiva si sono incastrate alla perfezione tra gli impegni della quotidianità, come in un puzzle riuscito che appendi al muro.

Tutto comincia così.

Sveglia alla solita ora, pimpante (oddio ehm… diciamo riposata e ciabattata che è più realistico) mi dirigo verso la macchinetta del caffè e prendo la tazza, la tazzona gigante che mi fa compagnia quando cerco di snodare matasse di casini raggrumati.
Poi un pensiero mi sfiora la mente galoppando e poi sparendo: Che fai? Oggi colazione da Vergnano, c’è un amico da incontrare.
E questo è proprio quell’amico lì: di talento, lavora nel tuo settore e ha un’idea da proporti a proposito di una rubrica.
Tu penserai: una rubrica che desidera sul tuo blog, una rubrica che qualcuno tiene ma che ha bisogno di un editing. Invece no, è proprio come nei sogni più vividi. La rubrica è tua, tua come lo sono i tasti coi quali la scriverai, proprio tua come quella tazzona di caffè la mattina.

Dopo aver discusso i dettagli saluti l’amico e sorridendo da sola come un’ebete percorri via Lagrange. I passanti ti guardano come se fossi un chihuahua fucsia alto 1 metro al garrese ma non te ne importa, tu trotterelli con la tua paresi facciale fino alla destinazione seguente.
Una destinazione che ricorda imprese di fatica come quelle di Pantani. Una di quelle per le quali molti hanno perso la vita. La destinazione che ti mette alla prova, ti fa sudare come in palestra, ti arrovella il cervello.

La scelta di un regalo di battesimo. Da Thun.

Ora esistono molte categorie di negozi a questo Mondo nei quali una ragazza entra sicura di sè. Sono negozi dalle vetrine scintillanti piene di scarpe che implorano di essere liberate e di finire nei tuoi piedi, librerie zeppe di offerte 25%, luoghi di culto recanti mela morsicata. La Thun no, la Thun è un posto diverso. Profuma di bambino e di serenità, i colori tenui trasmettono gioia, c’è la musica classica in sottofondo e… e niente perché la tua mente si appanna tra le ottocento opzioni comprendenti lune, stelle, babaciu, orsetti, fiori. Ti viene sonno. Inizi inesorabilmente a sudare.

Fatto sta che entro e la commessa, avvezza all’habitat, individua subito questa intrusa che non sa niente di battesimi, non avendo figli né cuginetti piccoli, e vaga spaesata pensando tra sé e sé va beh troppe robe dai come faccio.
A quel punto accade che la commessa con tono imperioso prende in mano la situazione e indica uno stanzino a fondo negozio.
Eccallà, è finita ora andiamo in magazzino e ciao proprio resto qua fino a chiusura.

Invece no.

In un attimo lo stanzino è super ordinato, catalogato per colore e tema e la commessa parte con le domande di orientamento: Maschio o femmina? Come si chiama? Colori preferiti della mamma? Oggetti che invece la mamma odia? Sospetto che questa categoria di lavoratori venga addestrata alla CIA.
Tutto si svolge in un attimo. Commessa estrae un soprammobile beigiolino con un disegno rosa e tu ti senti sollevata. O forse no. Potrò mai regalare un ciapapuer? Ma no, cavolo.
Ma accade di nuovo: una squama di perfezione fa tac e si incastra perfetta.
Non è un soprammobile, stolta che non sei altro.
È un carillon.
Gira dolcemente, ha la musica perfetta, costa il giusto ma non troppo. Daje tutta.

Tronfia per l’impresa titanica appena portata a termine, esci dal negozio sentendo nella tua testa la colonna sonora del Gladiatore. Sorelle!! Scatenate l’inferno!! Tocca andare affà la spesa al supermercato.
Ti avvii verso la fermata del bus e con la coda dell’occhio ti accorgi che sta già arrivando, splendido.
Acchiappi il mezzo e trovi subito posto a sedere. Ce li avete presente i posti grandi nei pullman nuovi? Quelli che sembrano doppi ma in realtà le persone ci stanno da sole, belle svaccate? Ecco, li adoro.
Scendo dal bus e con lo scalpo Thun sotto braccio passeggio a piedi verso la meta carrellifera.

Da lontano, però, compare qualcosa.

È una innocua vecchina, sola soletta intenta a passeggiare nel deserto urbano di Agosto.
La signora improvvisamente si ferma e, da lontano, mi guarda.
Presa dal panico di avere qualche residuo del pranzo spiaccicato in faccia mi fermo e tiro fuori lo specchietto da borsa: niente. Allora sarà qualcuno dietro di me: nessuno.
Marciapiede vuoto. Solo io e lei, come pistoleri che stanno per impallinarsi in vecchio film western.
Va bene, mi avrà riconosciuta perché conosce chissà quale mio parente o amico. Stiamo calmi molto calmi e procediamo.
La signora riprende il suo cammino.
Attraversa la strada.
Io raggiungo le strisce pedonali siamo vicinissime non c’è più scampo è la fine tutta la vita mi passa davanti.

“Signorina, che bel vestito che ha!”
“… ehm… grazie…”
“No davvero, l’ho vista camminare così svelta da lontano! Sta proprio bene, sembra una modella sa?”

Sì, è davvero un giorno strano. Un giorno perfetto.

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