Galateo della scrittura sui social network, caso #4 – Requiem per la grammatica

urlo munch torinoCari amici, benvenuti alla messa di addio solenne per la grammatica italiana.
Lasciate ogni congiuntivo voi che entrate. Dimenticate la punteggiatura. Rinnegate tutto ciò che finora avevate conosciuto e abbracciate la nuova fede: la comunicazione web.

Ciao!! Come stai?? Io bene!!
Senti amico della punteggiatura arzilla!! Posso chiederti una cosa?? Perché lo fai?? No perché anche se non metti due esclamazioni ogni volta va bene uguale eh, non mi offendo. Punto.

Non ti so dire dire bene bene ti avviso.
Certo certo, tranquillo tranquillo. Maledetto t9 maledetto t9, che si permette di aggiungere parole a tradimento mentre scrivo.

Caio, come stai?
Io bene, Sempronio è al lavoro guarda.
E veniamo così allo Strano Caso del Caio. Ecco, io nella prossima vita voglio proprio conoscere l’omino che, quando hanno messo a punto il t9, si è divertito come un matto a inserire come prima opzione parole che nessuno usa. Nessuno.
Vuoi partire con un semplice ti? Ti parte yiddish (??). Il tuo era un timido ciao? Voilà col Caio. E poi la perla, per educare noi volgari esseri inferiori: mera quando volevi risolvere una
questione con la sana imprecazione merda.
Apriti cielo poi quando tenti di scrivere parole degne del Manzoni, tipo numerabile. Lì accadono cose che voi umani non potete immaginare.

Questo faldone è minerale?
Certo signorina, di solito si beve col caffè delle 11.

Mamma vado a prendere il gabinetto poi vado a scuola.
Noooo la diarrea noooo.

Ciliegina sulla torta a Chrysler, che evidentemente deve aver sborsato un pò di soldi per comparire ogni volta che sbagli a scrivere che.

Poi ci sono loro, il girone peggiore.
Quando li incontri una musica tetra bussa alle tue orecchie e strani gatti neri incrociano il 56 mentre vai all’università.
La loro condanna consiste nello spiegare tutte le parole del vocabolario con almeno 5 frasi di senso compiuto. In un giorno. Su un piede solo.
Solo quelli che comunicano con le emoticons.

Ciao, come stai?
E ti fa l’emoticon dell’ok.
Anch’io tutto bene, sommersa di lavoro. Che hai fatto venerdì?
E lui sfodera il disegnino del bicchiere da cocktail.

Gentile amico, io non dico niente. No davvero, ti voglio benissimo lo stesso e mi spiace anche, perché magari hai perso l’uso della parola o hai le dita ingessate.
Ma una cosa la penso. Penso che qualcuno, là fuori da qualche parte, in ciabatte o dentro un garage sfigato, sta inventando l’emoticon a forma di dito medio.
Quel giorno, caro amico, sentirai il mio ghigno malefico tuonare tre metri sopra le tue orecchie.

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